Cenni storici
Torre Pallavicina,un borgo formato da tre Frazioni
Torre Pallavicina deve il suo nome a una magnifica Torre fatta costruire intorno al 1455 (quasi certamente eretta su una più antica) da Tristano Sforza, signore di Milano, a difesa dei territori circostanti dai Bresciani e dai Cremonesi, alleati di Venezia.
Quando Elisabetta Caterina, figlia dello Sforza, nel 1484 sposò il marchese Galeazzo Pallavicino, portando in dote la Torre e il villaggio annesso, quest’ultimo prese la denominazione di Torre Pallavicina, che più tardi venne estesa a tutta l’entità territoriale.
Torre Pallavicina non è la “solita borgata” che si può incontrare in tante zone della pianura bergamasca, ma è qualcosa di anomalo. Urbanisticamente parlando, infatti, non ci troviamo di fronte a un centro vero e proprio, ma all’insieme di tre piccole frazioni: Torre Pallavicina (comunemente detta Torre), Villanuova e S. Maria.
Per comprendere questa anomalia bisogna ripercorrere la storia fin dalle origini, anche se poco si conosce delle vicende più remote di questi luoghi.
Certo è che questo territorio, un tempo denominato Fiorano (Floranum) era coperto da boschi, paludi e brughiere, ambiente ideale per l’uomo primitivo. Ritrovamenti avvenuti sul territorio e nelle vicinanze, infatti, ci inducono a pensare che palafitticoli, Liguri, Etruschi, Galli e soprattutto Romani, abbiano stanziato in questi luoghi.
Il primo documento scritto testimoniante l’esistenza del toponimo Floranum risale all’anno 840. In un altro del 948 viene citata la località di Valsorda (Valle della sorgente) nel territorio di Fiorano.
Del “Vico Fiorano” si parla ancora in un documento del 1020 e in alcuni documenti del 1217.
Non ci sono indizi certi che ci consentano di stabilire dove si trovasse il primitivo “Vico Fiorano”, sicuramente, però, le sue capanne di legno si allineavano lungo le antiche strade di centuriazione che ancora oggi sono visibili sul territorio di Torre Pallavicina. Il centro del vicus era spostato sicuramente verso ovest, lontano dal fiume, dove le terre erano più fertili.
Nei secoli bui delle invasioni barbariche, anche Fiorano fu devastata da carestie e pestilenze che costrinsero i pochi abitanti ad abbandonare questi luoghi che ritornarono ben presto preda di boschi e paludi.
La preziosa opera di bonifica avvenuta ad opera dei monaci durante la dominazione dei Franchi recuperò queste terre che vennero nuovamente dissodate, coltivate e abitate.
Nel X secolo il territorio fu centro delle interminabili lotte tra Bresciani e Bergamaschi per il possesso delle acque del fiume Oglio.
Ancora una volta l’antico Fiorano si spopola: le campagne abbandonate ed incolte tornano ad essere occupate dai boschi.
Nel XIV secolo i Visconti divennero padroni di Milano ed estesero il loro dominio anche a molti territori del Bergamasco, comprese queste terre, che da questo momento seguiranno le alterne vicende del Ducato di Milano perennemente in guerra contro la Repubblica di Venezia.
Da sempre zona di confine lungo le rive del fiume Oglio, Fiorano divenne luogo di stazione e di passaggio delle truppe, con le conseguenze che è facile comprendere.
Barnabò Visconti capì la difficoltà di governare queste terre e, nel 1366, le donò alla moglie Regina della Scala che, unitamente alle terre già in suo possesso, formarono uno stato indipendente denominato Signoria della Calciana.
Regina della Scala, inizialmente tentò di migliorare le condizioni del suo popolo, ma resasi conto delle difficoltà, nel 1382 decise di vendere questi luoghi a famiglie nobili del circondario.
Il territorio dell’antico Floriano, ormai spopolato, venne così suddiviso tra i nuovi feudatari, i quali fecero costruire distinti nuclei abitativi per lo sfruttamento delle loro terre. È da questo momento che comincia a delinearsi l’attuale fisionomia di Torre Pallavicina. È difficile stabilire quali fossero i confini esatti delle varie proprietà, però sappiamo con certezza che i territori dove ora sorge l’attuale Villanuova divennero proprietà dei Conti Covi, signori di Covo che nel XII secolo si stabilirono a Soncino, i quali fecero costruire un palazzo chiamato Villa Nova, forse per distinguerlo da Villa Vetere di Gallignano. Intorno a questo palazzo (oggi palazzo Comunale) sorse a poco a poco un agglomerato che prese il nome Villanuova.
Presso l’antico villaggio di Valsorda (ai confini con Fontanella) sorse l’agglomerato rurale del Portico (poi S. Maria) con relativa villa nobiliare.
Nelle vicinanze del fiume Oglio, invece, Tristano Sforza, che nel 1454 aveva ricevuto queste terre dal padre Francesco Sforza, fece erigere nel 1455 una torre di difesa, attorno alla quale si sviluppò un altro nucleo abitativo.
La torre di Tristano passerà poi ai Pallavicino, come già si è detto. Sarà il marchese Adalberto Pallavicino che nel 1550 farà costruire il bellissimo palazzo a fianco della Torre.
Alla fine del XV secolo il nome di Floriano scomparirà definitivamente per essere sostituito da quello di Torre Pallavicina.
I tre nuclei di Torre Pallavicina Villanuova e Portico (S. Maria) da sempre legati alla storia politica e religiosa di Soncino, nel XVIII secolo, con la vittoria dei Francesi sull’Austria, divennero un unico comune che fu aggregato, insieme ad altri comuni della diocesi di Cremona, al dipartimento del Serio con Bergamo capoluogo.
Il primo Sindaco di Torre Pallavicina fu il Conte Pietro Oldofredi nel 1859.
Oggi la tenuta dei Pallavicino è di proprietà della famiglia Barbò che ne venne in possesso nel 1850 quando l’ultima erede dei Pallavicino sposò il Conte Barbò.
Per gentile concessione dell’attuale proprietario, il Conte Oreste Rivetti Barbò, il Palazzo viene spesso utilizzato per manifestazioni culturali.





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