Luoghi d'interesse

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Luoghi d'interesse  

CHIESA MADONNA DI LORETO

Dove oggi sorge la chiesa dedicata alla Madonna di Loreto in origine c'era solo una piccola cappelletta fatta edificare nel 1621 da loreto_1Vincenzo Molani, che era molinaro presso il “Molino di Basso” di proprieta' dei conti Pallavicino nella contrada chiamata del mulino o anche riva del bosco, presso il fiume Oglio.

Egli aveva ricevuto una grazia dalla Beata Vergine di Loreto e per questo fece costruire la cappelletta a sue spese nella quale fece dipingere l'immagine della Madonna di Loreto circondata da Angeli, con a destra l'effige di S. Carlo Borromeo e a sinistra quella di S.Vincenzo dell'ordine dei predicatori.

Dopo qualche anno il Marchese Galeazzo Pallavicino fece costruire un atrio, simile ad un portico, perchè la notizia del miracolo si era diffusa rapidamente e continuavano ad arrivare milioni di fedeli a venerare la Sacra Immagine.

Nell'agosto del 1637, il Marchese Pallavicino inoltrò al Vescovo di Cremona la richiesta di poter costruire una chiesetta che contenesse i sempre più numerosi fedeli, che accorrevano richiamati dalle numerose grazie attribuite alla Madonna.

Il Vescovo inviò Don Giovanni Maria Cassani a raccogliere notizie circa l'immagine miracolosa e, verificatane l'esattezza, accordò il permesso di edificare una nuova Chiesa: era il 24 maggio 1638.

L'immagine della Madonna venne racchiusa in un'edicola marmorea, mentre i due Santi a lato dell'affresco vennero sacrificati.

La Chiesa, progettata dall'architetto Rinaldo Cambiaghi, venne iniziata da Adalberto nel 1638 e terminata da Alessandro Galeazzo.

Nell'anno 1949, una famiglia di Torre donò un nuovo altare che venne consacrato dal Vescovo Giovanni Cazzani il 16 agosto dello stesso anno. All'interno vennero racchiuse le ossa dei SS. Fermo e Rustico.

 

 

LA PARROCCHIA

La parrocchia di S.Maria in Campagna nasce nel 1478, quando Beatrice d’Este, dopo la morte del marito, Tristano Sforza, decide di trasferirsi al Portico con la figlia Elisabetta Caterina.

Ella sollecitò il Vescovo di Cremona affinché nominasse un Cappellano-Curato per la “Chiesuola” di S.Maria in Campagna con giurisdizione sui luoghi detti Portico, Torre  e Villanuova  smembrandoli cosi definitivamente dalla Chiesa parrocchiale di Gallignano.

Il giorno 12 gennaio 1478, il Vescovo di Cremona, Giacomo della Torre, fondò, istituì e costituì la parrocchia di S.Maria in Campagna.

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Il Padre Giovanni Guglielmo dè Pisoni, da Fontanella, dell’Ordine degli Eremitani di S.Agostino, venne costituito Cappellano-Curato della nuova Parrocchia.

Nell’anno 1534 il Signor Conte Adalberto Pallavicino fece una donazione alla Congregazione dei Servi di Maria di un luogo in S.Maria in Campagna con l’obbligo di esercitare la cura delle anime, di edificare una Chiesa e un convento, di mantenere sacerdoti sufficienti per l’ufficiatura.

 

I Frati Serviti di Maria, trasferitesi da Brescia a S.Maria in Campagna, abbatterono la vecchia Chiesuola e iniziarono la costruzione dell’attuale Chiesa parrocchiale, che venne

Ultimata nel 1590, come ricorda la data incisa sulla lapide posta sulla facciata della Chiesa.

 

Con la nascita della Parrocchia viene data una fisionomia al nostro territorio, un po’ sparso e abbandonato.

Si cerca di dare un senso di comunità alle popolazioni che qui abitavano.

Significative, a questo proposito, sono le parole scritte sulla lapide posta sull’architrave della porta maggiore.

Le parole usate hanno un profondo significato e possono suggerire molto a chi legge con attenzione come se lo scopo di chi le a scritte fosse quello di elevare queste popolazioni disperse e abbandonate:

 

QUI CELSA PETIS INGREDERE TEMPLUS DOMINI

VIRGINI DICATUM MDLXXXX

 

CELSA: significa cose alte, eccelse, sublimi, nobili….quindi divine.

PETIS: significa mettersi in movimento per arrivare a qualcosa…mettersi in cammino per giungere a qualcosa…aspirare a qualcosa, cercandola con amore.

INGREDERE: significa camminare, entrare gradualmente passo dopo passo, senza correre…perché Dio lo si percepisce gradualmente piano piano…senza foga…

Ecco quindi la traduzione:

 

TU CHE CERCHI LE COSE DEL CIELO ENTRA IN QUESTO TEMPIO DEL SIGNORE

DEDICATO ALLA VERGINE NEL 1590

 

 

LA CHIESA DELLE ORIGINI

 

Il Vescovo Cesare Speciano nella sua visita pastorale fatta nel 1601 afferma che la chiesa aveva una navata a volta ed era chiara e decentemente pavimentata, con facciata decorata

Senza vestibolo.

Sul fondo c’era il presbiterio, diviso dalla navata da un arco più basso, con il coro dei Frati

e due finestre con vetri. L’altare maggiore, al quale si ascendeva con quattro gradini, era addossato alla parete di fondo.

Nella Chiesa, sia a destra che a sinistra, c’erano quattro cappelle con altari.

Altri due altari senza cappella erano posti ai lati della volta che portava al presbiterio.

La sagrestia e il campanile si trovano alla destra della cappella maggiore.

I frati accedevano alla Chiesa mediante una scala che dal convento portava al campanile

e da li alla sagrestia.

Davanti alla chiesa c’era il cimitero. Nel 1601 era ancora privo di tombe perché i sepolcri

Presenti all’interno della chiesa erano sufficienti alla necessità della popolazione.

 

PRINCIPALI MODIFICHE

 

1830 – Don Cesare Martire Capredoni fece allungare la navata di altre due campate e fece costruire la balconata dove è posto l’organo.

 

1904 – Don Alessandro Nespoli fece abbattere la volta bassa che divideva il presbiterio dalla navata e che ne soffocava le linee cinquecentesche, amplificò il presbiterio dove si trova l’altare maggiore, costruendovi sopra un elegante cupola, affrescata da G. B. Jemoli

nel 1910 . Allungò inoltre il coro dietro l’altare maggiore.

Contemporaneamente ai lavori di ampliamento e di adattamento della chiesa, fu avviata anche la costruzione del nuovo campanile. Il vecchio campanile, piccolo basso e informe, fu abbattuto e ne venne costruito uno nuovo sulla parte sinistra della chiesa, che fosse degno dell’edificio sacro rinnovato. La vecchia sagrestia rimase a destra e venne ampliata.

 

1924 – Don Giuseppe Rebessi commissionò al pittore milanese Mario Albertella la decorazione della volta con dei medaglioni raffiguranti i misteriri della vita diGesù in cui Maria è protagonista ; nelle vele, invece, sono raffigurati i profeti e,sulle pareti di alcune cappelle laterali vari Santi.

 

1931 – Don Giacomo Canevisio fece rialzare la facciata di 2,20 metri e ne rinnovò tutte le parti architettoniche e decorative,conservando però la pietra che costituiva gli stipiti del portale centrale.

 

1990 – Don Rinaldo Salerno iniziò i lavori di restauro conservativo di tutta la chiesa:

tolse le balaustre, allungò il presbiterio verso la navata, colloco la mensa e l’ambone secondo le nuove norme liturgiche stabilite dal Concilio Vaticano II: fece restaurare le tele che si trovano nel presbiterio dalla ditta Geroldi di Crema ; infine fece restaurare la navata e tutte le cappelle laterali, fortemente degradate dall’umidità, affidando i lavori alla ditta “ARS STUDIO” di Orio al Serio.

 

2001 – Don Silvio Soldo, attuale parroco di S. Maria in Campagna, ha commissionato il restauro del coro, costruito nel 1874 da un artigiano locale, OresteRoccatagliata, riponendolo nella sua sede originaria.

 

LA CHIESA OGGI

 

LA FACCIATA

La facciata  , rivolta a occidente, è in stile rinascimentale semplice e sobrio.

Cosi come la vediamo noi oggi è stata rifatta nel 1931. La porta grande del centro è fatta ancora con la stessa pietra che fù posta nel 1590, più di quattrocento anni fa, come risulta dalla lapide posta sopra l’architrave. Una cornice suddivide la facciata in due ordini.

Nella parte bassa abbiamo un portone centrale e quattro porte più piccole. Due da ambo i lati.

Sopra ogni porta c’è una nicchia. Le due centrali contengono ancora figure di Santi:

S. Paolo a sinistra e S. Pietro a destra.

S. Paolo tiene tra le mani una spada e un libro. La spada indica l’arma con cui l’Aostolo fu decapitato ma simboleggia anche la parola di Dio. Il libro che porta nell’altra mano indica che l’Aostolo è autore di alcune lettere, molto importanti, ricche di insegnamenti per i Cristiani. S. Pietro invece tiene tra le mani le chiavi, simbolo del potere datogli da Gesù di “aprire” o di “chiudere” le porte del perdono e della grazia di Dio. Nella parte superiore la facciata si restringe e si innalza solo quella centrale delineata solo dalle due grandi lesene principali.

Al centro si può notare un rosone raffigurante Dio Padre e sopra di esso un bassorilievo in marmo, lungo 150 centimetri e alto 100 centimetri, raffigurante l’Annunciazione, opera dello scultore Ferraroni di Cremona. Il campanile è posto sul lato sinistro, nella parte posteriore della chiesa.

 

L’INTERNO

Entriamo ora in chiesa con lo spirito che ci viene suggerito dalla frase posta sulla lapide esterna: “Tu che cerchi le cose del cielo entra in questo Tempio del Signore, dedicato alla Vergine nel 1590.”

Appena oltrepassato il portale d’ingresso, ci ritroviamo in uno spazio,delimitato da due grandi colonne di pietra di granito che sostengono, sopra di noi, la balconata della cantoria e dell’organo liturgico. A sinistra troviamo un vano nel quale è collocato un bel fonte battesimale di marmo bianco, a destra un piccolo ripostiglio.

Ma il nostro sguardo è attratto immediatamente dall’unica ampia navata a volta, ai cui lati ci sono rispettivamente cinque cappelle.

Sul fondo possiamo ammirare il presbiterio nel quale sono posti: l’altare, la mensa, l’ambone, il coro e dove sono custodite preziose tele.

Sopra il presbiterio si erge la cupola affrescata da G.B. Jemoli. E’ degna di nota la corona barocca, in legno dorato e policromo, appesa nel catino absidale. La volta della navata è decorata con sei medaglioni raffiguranti i misteri della vita di Gesù, opera del pittore Mario Albertella.

In questo modo, attraverso le immagini, tutti potevano conoscere le sacre scritture. Anche i bambini, guardando queste raffigurazioni, possono oggi interpretare facilmente il messaggio evangelico.

Partendo dal rosone che si trova sulla controfacciata, per arrivare al presbiterio, vogliamo anche noi “sfogliare” questo grande libro e leggere il messaggio che custodisce.